Natale 2011 non c’è mai stato
gennaio 13, 2012
Domenica scorsa abbiamo smontatao tutte le cose del Natale, ci abbiamo messo più o meno tutta la giornata, ma abbiamo fatto una lunga pausa a pranzo, mangiando con le vicine, fuori. Abbiamo mangiato fuori il 12 dicembre, quando dovrebbe esserci neve che non si scioglie sino a marzo, freddo e i bambini che vanno in bob sul campo di fronte.
A primavera ci sono i fiorellini, in estate il solleone, in autunno le foglie rosse e in inverno la neve. Questo mi hanno insegnato e io non riesco a farmi una ragione che non sia così, non tutti gli anni almeno.
Le Alpi che si vedono da casa dovrebbero essere tutte bianche sin già alla pianura, invece ogni giorno la linea della neve sale.
Non abbiamo mai messo i Moon Boot!
Così l’albero è tornato fuori, bisognerà bagnarlo e un po’ concimarlo, è eroico a resistere di anno in anno, anche se la forma non è proprio più da albero di Natale, ma insomma, è il nostro albero.
Anche tutte le palline usate quest’anno sono tornate nelle loro scatole.
Natale 2011? Non c’è mai stato, o non c’è ancora stato.
Buon 2012 / HEDI SLIMANE meet OSCAR NILSSON
dicembre 30, 2011
alla fine del 2009 il nostro amico Lorenzo ci mandò questo video per farci gli auguri di buon anno. Non ho ancora trovato un video migliore
(il regalo di Natale di FN: La storia di Nico Nicolò , è ora scaricabile in pdf, solo su FN)
(Buon Natale, da Federico Novaro, Alessandro Rivoir, Christel Martinod, e Nico Nicolò)
la sera di Santo Stefano, Natale 2011
dicembre 30, 2011
Per Natale il mio fidanzato ed io abbiamo comprato il regalo per una nostra amica su ebay; naturalmente è arrivato che la nostra amica era già partita per un viaggio. S’è deciso dunque che l’avremmo aperto -dovevamo ben controllare se era tutto in ordine- la mattina del 25, con i nostri regali.
O qual sorpresa nel constatare che se il regalo era intonso ciò era dovuto a molti, moltissimi, rotolini all’apparenza di polistirolo così come s’usa, ma: non erano di polistirolo: dalla civile Germania arrivava un pacco zeppo di rotolini di mais! Ma, sono come quelli che si vendono per i bambini, che sono di solito colorati e che se li bagni s’appiccicano! Detto fatto! La sera del 25, in previsione della sera successiva, quando avremmo avuto ospiti, il mio fidanzato ed io ci s’è messi di buon impegno a utilizzare degnamente quell’insperato regalo, così, il 26, c’erano gli ospiti intorno alla tavola, ma anche molti animaletti sulla tavola.
(il regalo di Natale di FN: La storia di Nico Nicolò , è ora scaricabile in pdf, solo su FN)
(Buon Natale, da Federico Novaro, Alessandro Rivoir, Christel Martinod, e Nico Nicolò)
l’albero, Natale 2011
dicembre 30, 2011
Quando una decina d’anni fa non ero fidanzato, non facevo l’albero. Mettevo tante lucine per la casa e fuori sul ballatoio e alle finestre, ma l’albero non me la sentivo. Ci sono cose che se sei solo devi evitare, per esempio andare a comprare l’albero di natale, farlo entrare a fatica in macchina, trascinarlo su per le scale, cercare di farlo stare dritto, decorarlo pungendoti dappertutto, e poi guardarlo di giorno in giorno che perde gli aghi pensando che bisognerà riportarlo giù e che comunque: tu te lo sei decorato, tu te lo sei guardato, tu l’hai portato giù, messo tutto a posto, passato la scopa e andato a dormire dicendo ok, è passato anche quest’anno.
Se sei felicemente accompagnato invece è molto bello. Per me, certo, per me è molto bello, per altri sarà una roba orribile uguale, ma per me, è bello. Non vorrei natale tutto l’anno -come dice Tiziano Ferro- ma a natale sono contento che lo sia.
I primi anni comprammo l’albero dall’IKEA, che poi se lo riportavi dicevano lo tritano e ne fanno concime o mobili che ricompri cose così, e ti danno un buono per il prezzo. Un anno però il mio fidanzato stava via e c’era sciopero di tutti i mezzi possibili di comunicazione aria terra mare, ciò comportò: 1) che sarei dovuto andare da solo a IKEA a prendere l’albero; ma questo è anche bello, che un conto è se lo fai da solo per te solo, un conto è se lo fai da solo per te e il tuo fidanzato quando poi riuscirà ad arrivare; l’altra conseguenza fu che: a IKEA non arrivarono gli alberi.
Non quel giorno.
Non il giorno dopo.
Non il terzo giorno.
Tornando a casa passavo vicino a un vivaio, comprai lì un albero di natale vivo, in un vaso, costava dieci volte quello dell’IKEA, ma nessuno l’avrebbe tritato impunemente.
Questo è il quarto anno che sta qui. L’abbiamo cambiato di vaso, ha patito il secco, il caldo, il freddo, il vento, gli animali, ma, spennacchiato, scompligliato e un po’ che sembra un budino, è ancora qui.
(il regalo di Natale di FN: La storia di Nico Nicolò , è ora scaricabile in pdf, solo su FN)
(Buon Natale, da Federico Novaro, Alessandro Rivoir, Christel Martinod, e Nico Nicolò)
Biscotti, Natale 2011
dicembre 29, 2011
Il 18/12, in occasione della natalizia riunione di famiglia presso l’anziana madre e nonna, mio nipote e sua moglie hanno regalato al mio fidanzato e me un barattolo di vetro con dentro delle polveri di varia grammatura, natura e aspetto; accluso al barattolo un biglietto invitava ad unire alle polveri un uovo e del burro, di mescolare il tutto in una coppa, di girare e di distendere la pasta ottenuta su un piano, aiutandosi con un mattarello; in seguito avremmo dovuto, tracciandone i confini con tre formine, accluse al barattolo, rispettivamente a forma di babbo natale, di albero di natale e di stella cometa, farne dei biscotti che si sarebbero dovuti infornare, per un tempo dato.
Il 24/12, in vista della natalizia colazione di natale, durante la quale il mio fidanzato ed io siamo soliti aprire i pacchi dei regali, e che si tiene regolarmente in camera nostra da ormai nove anni, ci siamo attivati nel reperire e preparare le cose che, durante suddetta colazione (siamo stati sempre contrari alla suddivisione in prima colazione-colazione-pranzo, preferendo quella più moderna di colazione-pranzo-cena), allietano la già lieta occasione. Tosto lo sguardo e il pensiero sono corsi al misterioso barattolo, e in men che non si dica sfornammo i biscotti. Non abbiamo mai visto altri biscotti cucinati seguendo le medesime istruzioni e utilizzando i medesimi ingredienti, quindi non siamo in grado di fare paragoni; due cose sono certe: la prima si può esprimere con due semplici parole: gnam gnam!; per la seconda (coadiuvata dalla foto) ne basterà una: ops!
Oggi, 29/12, poco prima delle 17, essendo il mio fidanzato via per lavoro, la vicenda si è conclusa: ho mangiato gli ultimi tre biscotti; erano un albero di natale, una stella cometa e un babbo natale? Probabile. O, certo, lo furono. Mi perdonerà il mio fidanzato di aver mangiato gli ultimi tre senza averlo aspettato e senza aver discusso con lui se fossero un babbo natale, una stella cometa o un albero di natale? Non lo so. Non lo so.
Questo è infatti un appello pubblico: nipote e moglie del nipote: il prossimo anno: uguale! Devo tre biscotti al mio fidanzato!
(il regalo di Natale di FN: La storia di Nico Nicolò , è ora scaricabile in pdf, solo su FN)
(Buon Natale, da Federico Novaro, Alessandro Rivoir, Christel Martinod, e Nico Nicolò)
il presepio, Natale 2011
dicembre 24, 2011
O il presepe? Ormai mi viene da dire presepe, ma in casa dei miei si diceva presepio.
Sono solo due anni che facciamo il presepio -l’albero l’abbiamo fatto sempre, questo è il nono anno. A me da piccolo piaceva tantissimo fare il presepio, come si può vedere in questa foto.
Non siamo cattolici, anzi, ci sono in noi venature anticlericali -e ne abbiam ben donde; neppure siamo religiosi, così questo è il nostro presepio, presepe.
(il regalo di Natale di FN: La storia di Nico Nicolò , è ora scaricabile in pdf, solo su FN)
(Buon Natale, da Federico Novaro, Alessandro Rivoir, Christel Martinod, e Nico Nicolò)
pulizie di Natale, aspettando la neve
dicembre 19, 2011
Sabato in casa è giorno di pulizie. A me non dispiace fare le pulizie, non solo perché dopo è pulito, ma proprio la pratica in sé -salvo certe cose: odio lavar per terra, mi viene sempre male, o passare l’aspirapolvere, con tutto quel chiasso-, mi piace passare lo swiffer -sospetto di sapere dove sono i libri perché a cadenza quindicinale li spolvero-, mettere a posto le cose pulite -le cose stese e asciutte s’impilano affianco allo stendino e lì stazionano sino al giorno delle pulizie, e in generale mettere a posto. D’inverno non mi piace molto perché fa buio presto, e fare le pulizie con la luce elettrica è pessimo. Ma sin che c’è luce l’andi e riandi davanti alle finestre permette di guardare tanto fuori, e sabato, fuori, era una meraviglia. Nevica la prima neve sulle Alpi, ma alta, e tirava un gran vento, e c’erano le nuvole, insomma, far le pulizie merita.
primi segni di Narnia in giardino
novembre 20, 2011
Ha smesso per un momento di piovere
novembre 8, 2011
Kitty Crowther, L’OMINO E DIO. Topipittori
novembre 3, 2011
Un giorno in una puntata di Appunti, una rubrica di novità editoriali che scrivo per L’Indice ormai da quasi quattro anni, parlai di Topipittori, una casa editrice di libri per lettrici e lettori giovani, da piccoli piccoli, a adolescenti. Difficile trovare una casa editrice dove ogni titolo sia per un motivo o per l’altro degno di nota, Topipittori la è.
Il mio nome rimase impigliato credo nella mailing dell’ufficio stampa, e qualche settimana fa mi sono arrivati due loro libri: L’omino e Dio, di Kitty Crowther, e C’è posto per tutti, di Massimo Caccia.
Ora, è vero che io scrivo di libri da tanto, e che le persone si immaginano che io abbia la cassetta delle lettere ingorgate di libri a gratis. Ma non è così. Forse mi arrivano in redazione a L’Indice, ma io non sono un interno alla redazione, e quindi chissà. Per tante ragioni -l’insofferenza ai rapporti collusivi è una di queste- non chiedo i libri alle case editrici. Qualcuno mi arriva, Playground per esempio da un po’ me li manda tutti -vero è che io li ho praticamente segnalati tutti e recensiti molti, e prima che me li mandassero, dunque siamo contenti io e loro-; isbn quelle rare volte che fanno un titolo LGBTQ (due in due anni) me li hanno mandati; anche Ceccato mi ha mandato il suo Non capisco un’acca, e Nutrimenti una volta mi mandava i suoi, ora non più. Fine.
Quindi quando è arrivato il pacco di Topipittori ero stupito e poi aperto il pacco ero oooooooooooh.
I due libri sono molto belli, ma io non ho un luogo dove recensirli: non sono l’inizio di una nuova collana, in quel caso ne potrei parlare su L’Indice; non sono LGBTQ, in quel caso ne potrei parlare su FedericoNovaroLibri.
Quindi ho tristemente mandato una mail all’ufficio stampa dei Topipittori, e ho detto: -che belli! però guardate che non ho dove parlarne. Tristemente perché sapevo che i Topipittori son seri, e non sprecano i loro libri, e quindi non me li avrebbero mandati più.
Intanto questi sono qui. Ma sono così belli che volevo comunque parlarne, e allora ecco il perché di questo post, un po’ Fuoriluogo. Ne farò altri.
L’omino e Dio racconta di un omino che incontra Dio, chiacchierano e fanno un giro nei boschi, si divertono, scherzano, un po’ si raccontano, poi tornano a casa.
L’idea di un qualche dio è lontana da me felicemente e irrimediabilmente; sono un po’ legato a quella vecchia idea che la religione sia l’oppio dei popoli, e essendo la sola religione che conosco posso dire che detesto la chiesa cattolica e i suoi adepti, ma probabilmente sapessi un po’ di più delle altre le detesterei pure loro, e questo libro parla proprio di Dio -non si sa quale, ma di Dio- (ecco la presentazione che si trova sul sito: “Una mattina, Omino fa la sua passeggiata. Ai bordi del sentiero, incontra una cosa. | «Non aver paura», dice la cosa. | Si fa presto a dire…, pensa l’omino. | «Chi sei?» domanda educatamente. | «Sono Dio» | «Sei Dio? Il DIO? Non ti immaginavo assolutamente così.» | Ha inizio così il dialogo fra Omino e Dio. Intorno a loro, una natura animata dal soffio vitale che trascorre in ogni cosa. Sotto gli occhi del lettore, la bellezza del creato si tinge dello splendore della presenza divina. Finché, al termine della giornata, viene il momento degli addii: Omino e Dio si lasciano. Ognuno per tornare ai propri luoghi, pieno del mistero insondabile dell’incontro con l’altro.”). Naturalmente possiamo metaforizzare tutto -beh, già un dio lo è per i fatti suoi…-, ma qui si parla di Dio e bon.
Ma guardate i disegni, leggete la delicatezza del testo, l’ironia leggera e quasi malinconica, sfogliate pagina dopo pagina la reinvenzione delle piante che arrivano dai quadri fiamminghi ma che hanno visto giù giù sin a certi disegni di Warhol, l’intelligenza dei gesti dei due, pieni di riserbo, di gentilezza. (Ma naturalmente vedere qui serve a niente: Topipittori sanno fare i libri cartacei mirabilmente, e la qualità di stampa restituisce i disegni come qui è solo intuibile).
Fosse così la religione degli etero, mi piacerebbe.
E C’è posto per tutti? In un prossimo post Fuoriluogo.
































































































![Kitty Crowther, L'omino e Dio; Topipittori 2011. [p. 8 - 9] (part.), 1](http://farm7.static.flickr.com/6048/6303387500_09cc9bfa1a_m.jpg)
![Kitty Crowther, L'omino e Dio; Topipittori 2011. [p. 30 - 31] (part.), 1](http://farm7.static.flickr.com/6215/6302862911_c58d0ce370_m.jpg)
![Kitty Crowther, L'omino e Dio; Topipittori 2011. [p. 24 - 25] (part.), 1](http://farm7.static.flickr.com/6112/6302863999_40920d877c_m.jpg)
![Kitty Crowther, L'omino e Dio; Topipittori 2011. [p. 17] (part.), 1](http://farm7.static.flickr.com/6037/6302864837_46e8c35924.jpg)











