Tiziano Ferro è gay, che bello, l’ha detto
ottobre 6, 2010
Con il maggior clamore possibile (un’anticipazione su Repubblica.it, una lettera sul Corriere della Sera, un’intervista su Vanity Fair) Tiziano Ferro ha fatto coming out, ed io ne sono tanto contento.
Su fb tutti e tutte dicono lo sapevamo da mo’. E la cosa che mi colpisce è che aggiungono cose tipo ci voleva il coming out (veramente viene sempre detto outing -siamo pur sempre in Italia, figurati se controlli cosa vogliono dire le parole che usi), lo sapeva anche mia zia, lo fa per soldi, e a calcolare se gli costa o se ci perde. Bah.
Io sono contento perché mi faceva tristezza vivere in un Paese dove anche Tiziano Ferro fingesse.
L’intervista è molto bella, e oltre a non avere una sbavatura, un tardo cattolicesimo, un esibito imbarazzo di sè, è invece orgogliosa, serena, gioca con grande raffinatezza coi i canoni dell’autenticità, e, verso la fine, si permette un passaggio che vorrei fosse stampato su ogni porta d’ogni gay e lesbica di questo Paese: “Mi dà fastidio quando si parla di accettazione dell’omosessualità. Io, semmai, sogno la condivisione. Una famiglia che accetti le mie scelte non mi basta, voglio che la viva insieme a me. E lo stesso vale per i miei amici.”
Quindi io sono tanto contento. Grazie Tiziano Ferro, e che gli altri, e le altre, si vergognino!
Qualche mese fa sui commenti di FNl mi arrivò un lungo messaggio da un signore che inizialmente si firmava Tizianissimo, annunciandomi il coming out di Tiziano Ferro, io, per illustrare la differenza fra coming out e outing (sempre lì siamo) avevo citato il fatto che Cecchi Paone aveva detto, più o meno, che TZ fosse gay. Insistette molto perché lo pubblicassi, e mi diede pure un nome, quando dissi che non pubblicavo anonimi.
La notizia circolava, certo, tutti sapevano, tutti sapevamo, ma come giustamente comincia l’intervista su Vanity Fair: “-Che cosa succederà dopo?-, mi chiede Tiziano Ferro. Poi si risponde da solo: -Niente sarà più come prima-”, è esattamente questo il punto: ora è una notizia pubblica e, come tale, ineludibile.
Molto bello.















ottobre 6, 2010 at 5:59 pm
Contentissima anche io.
E condivido in pieno: accettazione di che? Come per la tolleranza nei confronti degli immigrati: TOLLERANZA??
Ci vuole condivisione, certo, ma io andrei anche oltre: io vorrei scivolare addosso alle persone. Vorrei che alle persone sia semplicemente indifferente che io sia lesbica, gay, omosessuale o quant’altro. Io vorrei che come per gli eterosessuali non ci sia niente da commentare e che tutto sia fottutamente scontato, diritti e doveri.
Io non vorrei neanche la solidarietà, neanche le pacche sulle spalle, neanche i “brava, fai bene, sono con te!”, io sarei pure stanca di dover parlare della mia sessualità. Saranno pure cavoli miei con chi vado, perché ci vado, quante volte ci vado: potrei per favore non dover sentire la necessità di mettere in piazza con chi vado a letto?
Succederà prima o poi, sono sicura, da alcune parti prima che in altre. Quindi nel frattempo so di dover essere contenta se c’è solidarietà nei confronti dei gay e se tutti siamo felici che un altro personaggio pubblico esca fuori dal suo armadio.
Ma un po’ mi amareggia ancora.
ottobre 8, 2010 at 9:57 am
certo, sono felice di vivere in un paese dove tiziano ferro si dichiara gay invece di portare se stesso in giro fingendo di essere quello che non è
da domani si esporrà al suo pubblico che non sarà più quello che non si poneva il problema, fingeva di non sapere (o magari sperava ce non fosse così)
ma oggi questo clamore all’alba di un nuovo libro mi sembra che smorzi un po’ la positività del gesto
a parte il fatto che non amo molto i coming out plateali (anche quando la platea sono la mamma e il papà)
non penso di dovermi vergognare di tutto ciò
ps.: leggerò l’intervista su VF, magari cambio idea
ottobre 8, 2010 at 12:46 pm
mi colpisce un sacco che in moltissimi commenti sempre si torni sul fatto che sia per pubblicità. non c’è dubbio che tutto sia stato molto ben orchestrato, ma la dimensione di Tiziano Ferro, l’unica che ci può interessare, è quella pubblica. E la dimensione pubblica ha regole diverse da quella privata -un po’ bizzarro cercarvi “l’autenticità”.
“per pubblicità” è l’unica ragione di un coming out pubblico.
Resta il fatto che poteva non farlo, io rimango dell’idea che sia una bella cosa.
Amare o non amare i coming out plateali, certo, anche questione di sensibilità personale, ma politicamente o è plateale (cioè rivolto ad una platea), o non è.
Perché mai dovresti vergognarti? si discute, si dice, questa è l’esperienza pubblica -e politica.
Per tornare all’inizio: tante persone dicono “è per pubblicità”, come se questo svilisse il gesto. Al di là della valutazione se sia o meno efficace ai fini della vendibilità. a me pare di scorgere un, anche sincero, senso di fastidio, di rancore, infine: di conflitto di classe. Legittimo, quest’ultimo, ma non confondiamo i piani.
Bon ho un po’ divagato -sarà che qui oggi piove
a presto
ciao
f
ottobre 18, 2010 at 3:17 pm
Sono tanto contento anche io
ottobre 27, 2010 at 4:17 pm
[...] di Ottobre, ha fatto un coming out pubblico, molto ben orchestrato (FNsomeday ne ha parlato qui), e il libro è stato presentato come una tappa fondante di questo coming out. La rarità della [...]
novembre 25, 2010 at 12:21 am
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